Del sangue e del vino, di Ettore Castagna, edizioni Rubbettino.

Il romanzo di esordio di Ettore Castagna è destinato a diventare un classico della letteratura contemporanea, un libro che non ci stancheremo di leggere anche tra molti anni. E’ al di là delle tendenze, oltre i gusti del momento, frutto di una perfetta combinazione tra creatività artistica e ricerca antropologica, sebbene la prima prevalga sulla seconda.

L’autore, che è anche musicista ed antropologo, ci consegna il racconto di una terra, la Calabria greca negli anni a cavallo tra il 1600 ed il 1700, fissando su carta scritta, in un racconto dalla struttura complessa, ma sempre avvincente, una cultura antica e radicata,  legata alla vita di pastori e contadini, e tramandata da secoli per via orale.

Chi conosce la Calabria meridionale, non avrà difficoltà a riconoscere i luoghi descritti nel libro, seppur frutto dell’invenzione della penna dell’autore e chi, invece, non si è mai recato in quel pezzo di mondo, ne resterà coinvolto allo stesso modo, tanto da sentirlo proprio, da averne memoria in qualche parte di sé.

Del sangue e del vino, infatti, pubblicato dalla casa editrice calabrese, Rubbettino, nella  collana “Che ci faccio qui”, non è un saggio di ricerca antropologica, piuttosto un’opera letteraria pura, ove l’esigenza narrativa è primaria rispetto alla descrizione di un patrimonio culturale di un popolo; questa, piuttosto, è la conseguenza diretta, “l’effetto naturale”, della prima, possibile anche perché l’autore stesso è un profondo conoscitore di quella terra e di quella cultura.

Meriterebbe un approfondimento a parte il linguaggio di Del sangue e del vino, ovvero il suono della storia che il libro racconta. L’autore sceglie di narrarla attraverso una lingua antica, che intona le sonorità della Calabria greca al tempo, frutto di commistioni tra i popoli preesistenti e le genti giunte in quel territorio di grandi asperità, attraverso il mare, da mondi lontani.

Tutto nasce da un esodo, la fuga di Dimitri ed Agàti da Creta invasa dai Turchi nel 1668, che ricostruiranno la propria esistenza altrove, a Selènu, paese di pastori, in Italia, ove si dice ci siano i fratelli greci, che parlano la loro stessa lingua.

Ad accoglierli un paesaggio ove il mare è uno “spirito” che si vede da lontano e tutto è roccia, durezza, fatica ed il cuore di quelle difficili montagne, che si dimostreranno pur capaci di accogliere e proteggere, come quello dei loro abitanti, si conquista con il tempo.

La forza narrativa del libro è quella del racconto epico, nel quale i personaggi hanno delle caratteristiche peculiari e straordinarie proprie e, più che un ruolo nello sviluppo della trama, fanno da guida al lettore nel suo più intimo sentire. Essi incarnano, ciascuno nell’avvicendarsi della propria storia, i valori del contesto culturale nel quale sono inseriti, ma che, allo stesso tempo, albergano ora , come allora, e come sempre sarà, nelle viscere della storia dell’uomo.

E’ nelle viscere, infatti, si apprende dal libro, che tutto nasce, si consuma e rinasce ancora. C’è una profonda carnalità in questo romanzo: nei legami tra i personaggi, nei sentimenti che essi vivono, nella costruzione del proprio destino, nel rapporto che essi hanno con la terra, con la natura, della cui stessa materia sono fatti .

La terra è origine e fine di ogni cosa, ma anche luogo ove saranno condotti a ricercare le motivazioni più profonde degli eventi che li coinvolgeranno. Dalle viscere della terra hanno origine quelle ancestrali e misteriose forze che porteranno a compimento il destino di ciascuno, ma anche gli spiriti che si manifestano solo ai più sapienti di loro, ai più consapevoli, eletti dalle stesse forze a ruolo guida per i più.

Dimitri, Cata, ZiMela, il Dragumeno, Nino  sono tutti figli di quella terra, della Calabria greca dell’Aspromonte al tempo della storia, vivono e muoiono delle sue stesse sorti, e quella terra è fatta di sangue e di vino, proprio come loro. Nella terra tutto è destinato a trovare il proprio compimento, l’origine, la fine, ma anche la nuova vita, sotto mutate sembianze.

Leggere questo romanzo non è stare a guardare il compimento di un dramma al di fuori della scena, ma è correre per le montagne dell’Aspromonte, suonare, cantare, urlare, uccidere, morire e poi rinascere, tutto insieme ai personaggi della storia, nei quali il lettore non si immedesima, ma si incarna di volta in volta, seguendo una ricerca propria che lo condurrà nelle sue profondità, là dove tutto si compie, al pari di quelle della terra.

Un libro che lascia la crudezza del sangue e la dolcezza del vino.

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Presìdio di libri.

Il primo ottobre, la nostra piccola biblioteca di quartiere ottiene un riconoscimento importante.

L’Associazione Nazionale Presìdi del Libro accoglie Little Free Library via Aliperti, 70 – Saviano (Na) nella rete nazionale del suo progetto di promozione del libro (consulta la mappa dei presìdi qui).

Lo scopo di tale Associazine, nata nel 2002 per volontà di otto editori, ovvero AddaBesaB. A. GraphisCacucciDedaloEditori LaterzaManniProgedit., è quello, nobilissimo e senza scopo di lucro, di “promuovere la lettura dei libri come strumento di crescita culturale e civile” (cfr At. 2 dello Statuto).

L’idea dell’editore Giuseppe Laterza, nel 2001, era proprio quella di mettere in rete il movimento per la promozione del libro e della lettura, già esistente nel territorio nazionale, coordinando le energie ed intercettando i  bisogni che vengono ‘dal basso’.

La nostra piccola biblioteca di quartiere è molto fiera di far parte di questo progetto, accanto a biblioteche, gruppi di lettura e tutte le altre realtà che compongono il movimento per la promozione della lettura e del libro.

Vi invitiamo a consultare la Carta Dei Presìdi, perciò, che costituisce il documento programmatico che anche Little Free Library di via Aliperti n. 70 – Saviano (Na), si impegna a rispettare, condividendone i principi.

Il prossimo obiettivo è quello di individuare un PROGETTO TEMATICO, per il nuovo anno, da realizzare tutti insieme, nello spirito di condivisione che contraddistingue ogni nostra iniziativa e , più in generale, il nostro amore per i libri e la lettura.

Grazie a quanti hanno sostenuto la nostra piccola biblioteca di quartiere, credendo possibile che, da una piccola casetta di libri, potesse iniziare una bella avventura.

Halloween is coming…

Qualche consiglio di lettura ispirato alla notte più paurosa dell’anno!!!

Non potrà mancare, con il suo calderone, la scopa ed il fiocco giallo alla sua lunga treccia, la Strega Rossella, dagli autori de Il Gruffalò, pubblicato in Italia da EMME EDIZIONI. Un albo illustrato meravigliosamente, amato dai bambini di tutte le età, un classico della letteratura per l’infanzia contemporanea e da avere assolutamente nello scaffale basso della nostra biblioteca.  Una storia da leggere  sempre, non solo per la notte delle streghe!

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Il secondo albo illustrato che vi consigliamo da leggere insieme ai più piccini è Pronti, attenti, Buh!, di Elizabeth Baguley e Marion Lindsay, edito in Italia da GRIBAUDO, con la collana Raggi di Luna.

Il piccolo fantasma protagonista si inoltrerà di notte nel fitto di un bosco, nel quale incontrerà ogni sorta di paurosa creatura, fino a che…..

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Catturano l’attenzione dei più piccini le splendide illustrazioni, tutte dai toni del blu profondo e dell’azzurro, capaci di trasportare i piccoli lettori in un’atmosfera notturna, ma mai paurosa. Consigliato a partire di tre anni.

Proseguiamo con i consigli di lettura per i più grandicelli, segnalandovi tre libri tutti molto interessanti, ma ciascuno per qualità e caratteristiche differenti.

Dalle famosissime Fiabe Italiane di Italo Calvino, una bella selezione di Fiabe da far Paura (appena, appena, non tanto) edite da Mondadori.

Le Fiabe Italiane racchiudono il tesoro della tradizione fiabistica popolare del nostro Paese e da quello scrigno, Calvino stesso scelse, per i più piccini, queste storie “da far paura”, nelle quali le vite di animali e di persone si intrecciano a magia. Illustrato sapientemente da Pia Valentinis, Fiabe da far Paura (appena, appena, non tanto), è un libro da leggere per conoscere e mantenere vivo un patrimonio di narrazione popolare che lega le nostre Regioni in maniera inaspettata.

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Le storie di Janare, Zucculare, Demoni e Malalonghe, poi, non potranno mancare proprio per la notte di Ogni Santi! Con Le Streghe di Benevento, La Stagione dei malefici, di  Jhon Bemelmans Marciano e Sophie Blackall, edito da Primavera (leggi qui la nostra recensione) possiamo addentrarci nella città più famosa di Italia per le sue potentissime Streghe. Il primo episodio di questa straordinaria serie, ci trasporta in Benevento del 1820, alla scoperta di un patrimonio di cultura popolare antichissimo.

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Per finire,  MORTINA, UNA STORIA CHE CI FARA’ MORIRE DAL RIDERE, scritto ed illustrato da Barbara Cantini, edito da Mondadori.

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Le bellissime illustrazioni e la storia sembrano venire da oltre oceano, ma Mortina è un libro tutto italiano, giunto già al suo secondo episodio .

Il libro che vi proponiamo è il primo episodio, e narra della vita di una bambina molto particolare che non vede l’ora di vedere gli altri bambini del villaggio e mostrarsi a loro, per farsi nuovi amici. Come reagiranno questi alla vista del suo “cestino per le caramelle” che sembra proprio “una testa vera”?

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Buone letture…..

 

 

Un viaggio antichissimo raccontato ai più piccoli.

Segnalo due libri, che consiglio ai bambini anche in età prescolare, se avete interesse ad iniziarli alla conoscenza di un racconto senza tempo.

Penelope, vita di una regina, della collana Grandissimi e Ulisse ed Argo, della collana Classicini, entrambi di EDIZIONIel , narrano episodi dell’Odissea attraverso un linguaggio semplice e scorrevole, che si sviluppa in  una trama avvincente .

Le due collane del Gruppo Einaudi Ragazzi sono interessanti perché pensate per i più piccoli, ai quali propongono le storie dei grandi protagonisti che hanno cambiato il mondo ( i Grandissimi), oppure i grandi classici della letteratura italiana e straniera riscritti , perché possano arrivare anche a lettori meno esperti e senza i filtri dell’adulto, da grandi autori di oggi (Classicini), in un’edizione economica, maneggevole, di prezzo contenuto e molto accattivante dal punto di vista grafico. Consulta qui tutta la collana.

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Tra diversi editi in queste settimane, ne ho scelti due legati al mito di Ulisse e della sua regina Penelope, perché ero curiosa di leggere della loro storia e di capire in che chiave fosse raccontata ai bambini di oggi.

Entrambi mi hanno lasciato soddisfatta. Mi sono avvicinata con qualche perplessità alla rilettura delle vicende della regina Penelope,  invece questa rielaborazione è validissima.

Ricco di riferimenti mitologici, il racconto di questa straordinaria donna si sviluppa attraverso vari episodi che narrano della sua vita sin da quando era una bambina, evidenziando anche fatti attinenti al suo mito, poco conosciuti. Ne viene fuori una eroina moderna, straordinariamente forte e volitiva, capace, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, anche di dare, con le sue scelte, un nuovo corso della propria esistenza.

L’autrice, Sabina Colloredo, ha saputo liberare il mito di Penelope da inquinamenti culturali di genere, rappresentandolo il più fedelmente possibile  al racconto omerico e presentando ai più piccoli una figura femminile viva ed attualissima, perché incarna tutti gli aspetti della donna moderna…..

Ulisse e Argo, poi, liberamente ispirato a La storia di Ulisse ed Argo di Mino Milani narra la storia di un legame profondo, imperituro, tra un Ulisse, bambino prima, adulto e reduce da vent’anni di lontananza dalla sua famiglia, poi, ed il fedele compagno di una vita, il suo cane Argo.

Anche in questo caso, il libro è una riuscita sintesi di numerosi episodi del racconto omerico, consigliato sin dall’età prescolare per far conoscere ai nostri figli le avventure di un viaggio  senza tempo, il mito di Ulisse.

 

La foto in evidenza ritrae l’isola di Itaca vista dalle coste di Cefalonia. Dal web

Pino Imperatore e “Il Diavolo di Mergellina”: storia di uno scrittore e di due dipinti.

Nella splendida cornice del Museo Nazionale Archeologico di Napoli, si è svolta, nei giorni 5-6 e 7 ottobre, Ricomincio dai libri, la fiera del libro e dell’editoria della città di Napoli.

Direttore Editoriale di questa edizione, Lorenzo Marone e tra i numerosi autori, intervenuti alla fiera per presentare le loro opere più recenti, Pino Imperatore .

Lo scrittore partenopeo ha presentato, nell’occasione, il suo ultimo romanzo Aglio, olio e assassino, edito da DeA Planeta libri s.r.l., in un clima di familiarità e partecipazione con il pubblico presente, rivelando retroscena ed aneddoti curiosi a corredo della trama del suo libro, soffermandosi, in particolare, sul racconto di una leggenda, molto nota ai napoletani, quella de “Il Diavolo di Mergellina”, ovvero il dipinto, realizzato da Leonardo da Pistoia nel 1542, raffigurante San Michele Arcangelo che calpesta il demonio e che si trova nella chiesa di  Santa Maria del Parto a Mergellina.

La città di Napoli è sempre di grande ispirazione per lo scrittore, che ne fa il luogo di ambientazione prediletto per i suoi romanzi. L’autore la definisce, proprio in questo ultimo lavoro, “la città più imprevedibile del mondo “.

La leggenda del dipinto di Leonardo da Pistoia è un’assoluta conferma dell’imprevedibilità che riserva la città di Napoli e qui vogliamo riportarne un esempio, attraverso il simpatico racconto che Pino Imperatore ha fatto ai visitatori di Ricomincio dai Libri, ai quali ha spiegato che, scrivere di questa leggenda, nella quale il lettore di Aglio, olio e assassino si imbatterà, è stata per lui stesso un’occasione per approfondire la conoscenza di vicende storiche, che lo hanno portato anche molto lontano da Napoli…

La storia racconta che questo dipinto venne commissionato da Diomede Carafa, vescovo di Ariano Irpino, vittima di un maleficio d’amore da parte di Vittoria Colonna D’Avalos, splendida fanciulla perdutamente invaghitasi di lui, la quale, per conquistarlo, ricorse ad un sortilegio .

Rivoltasi ad una strega per ottenere una pozione magica,  la giovane Vittoria cosparse alcune frittelle dolci con tale intruglio, offrendole, poi, da mangiare, come elemosina per i poveri, al vescovo, il quale, non appena ebbe assaggiato le incriminate “zeppolelle” cadde irrimediabilmente nell’incanto amoroso della bella Vittoria D’Avalos!

In realtà, la pratica di ricorrere a “fatture d’amore” pare fosse molto ricorrente nella Napoli dei protagonisti della leggenda, tant’è che Benedetto Croce nel suo libro “Storie e leggende napoletane”, descrive molto dettagliatamente proprio questo racconto popolare, il quale ha dato vita all’antico detto “Si bell e ‘nfam comm’ o riavule ‘e Margellina…”!

Diomede Carafa, però, resistette con tutte le sue forze alla fattura di cui fu vittima e, alla fine, decise di rivolgersi, per liberarsi dall’insana passione, che ormai si era insinuata nella sua mente e nel suo corpo, per Vittoria D’Avalos, ad un monaco esorcista, il quale gli consigliò come uscire una volta per tutte da quella brutta faccenda.

Il monaco gli suggerì di commissionare un dipinto, raffigurante San Miche Arcangelo che scaccia il demonio, da realizzarsi con uno speciale balsamo che fosse da antidoto per il maleficio, ma il diavolo avrebbe dovuto avere il volto della fanciulla ammaliatrice.

E Diomede Carafa così fece. Ordinò che Leonardo da Pistoia realizzasse il dipinto, con questa iscrizione “ET FECIT VICTORIAM”, da custodirsi in un luogo sacro, ovvero la Chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina, luogo in cui Pino Imperatore ambienta un intero e cruciale capitolo del suo romanzo.

Ed è così, che Napoli, la città più imprevedibile del mondo, conserva uno degli esemplari dell’iconografia di San Michele più singolari, nel quale Lucifero ha le fattezze non di un repellente demonio, ma di una donna giovane e bellissima.

Lo scrittore umoristico, però, non ha esaurito così il suo racconto sul popolare dipinto, ma ha deliziato, il pubblico della Fiera del Libro, con un epilogo interessante almeno quanto il prologo della vicenda.

Se tutti i napoletani conoscono de “Il Diavolo di Margellina”, pochi di essi sanno che esiste una copia dello stesso, che venne fatta realizzare , sempre per volontà del Vescovo Carafa, per essere conservata molto lontano da Napoli,  ovvero nella terra di origine dell’ecclesiastico, l’Irpinia.

Il quadro, ha spiegato lo scrittore, che ha potuto ammirarlo da vicino,  dopo una lunga ricerca che lo ha condotto in visita di vari monasteri nella provincia di Avellino, presenta delle caratteristiche che lo differenziano da quello di cui si è sin ora raccontato: uno sfondo montano, anziché marino, la bilancia della giustizia che mantiene San Michele Arcangelo e ben tre corna raffigurate sul volto del demonio.

L’epilogo più interessante, però, è che questa seconda versione de “Il Diavolo di Mergellina” pare non goda di ottima salute, perché abbandonata in un vecchio deposito, a Bagnoli Irpino, in seguito al terremoto dell’80 e lì dimenticato sino a che il nostro scrittore ne ha fatto riscoprire l’antico valore sotto strati di polvere e fuliggine. L’opera, infatti, per espressa promessa di chi la custodisce istituzionalmente, verrà presto restaurata e riportata all’antico splendore, pari a quello della sua gemella di Mergellina.

ET FECIT VICTORIAM.

 

l’immagine è tratta dal web.

Francesco, il Divino, l’Amore. Riflessioni di Bartolomeo Di Giovanni (Theo Jhon#Scalzo44).

Vi proponiamo, qui, le riflessioni di Theo Jhon#Scalzo44 su Francesco d’Assisi, sul significato dell’Amore, sul rapporto con il Divino e molto altro ancora.

Un dono per tutti gli amici di questo Cafe, da parte di un Autore, già nostro ospite, che apprezziamo molto.

Grazie a Bartolomeo Di Giovanni.

“In Francesco ritrovo il compimento dell’Amore, della coscienza libera che, dopo il passaggio nel mondo della materia, lo ha trasvalutato senza passare dalla analisi, ma attraverso prove dicotomiche, dove ha prevalso l’essenza dell’uomo.

Per cosa è stato creato l’uomo?

Non potremmo arrivarci, se non attraverso finestre che si aprono nel petto per mezzo di sassi che si scagliano con violenza. L’uomo potrebbe trascendere, oltrepassare tutto ciò che si affretta a costituirsi come momento di estasi ma si conclude con il vuoto nel vuoto.

Francesco passa dalla ricchezza materiale alla ricchezza dello spirito grazie al sentimento che percepisce e che non potrà spiegare se non con le lodi verso la meraviglia della natura.

Francesco è la storia compiuta del Qohèlet (1) insieme al Cantico dei Cantici biblico. Da un lato, la saggezza, la consapevolezza che “Tutto è vanità” e “c’è un tempo per ogni cosa”, che tutto sembra essere inutile, ma dobbiamo chiederci se Qohèlet sia “pessimista”, “realista” oppure un uomo disilluso…

Assolutamente è altro. Francesco comprende che esiste una legge (Dio) imprescindibile dalle “scelte umane”, dal volere dell’uomo che è sempre in corsa, ma tutto è fumo, il vero senso è la percezione interiore del divino, ecco realizzarsi dopo tante peripezie la conquista o, per dire meglio, la presa di coscienza dell’Amore eterno, che inizia qui sulla terra per continuare aldilà della vita.

Oltre la vita, ha un senso Dio?

Oltre la vita sicuramente, scientificamente parlando, ci si trasforma, non sappiamo di un Regno se non lo sperimentiamo prima nel nostro Microcosmo, riflesso Macrocosmico.

Sulamita ed il suo Amato si riconoscono come due enti che reciprocamente si respirano. Quindi, attraverso la presa di coscienza che la vita senza Grazia è nulla, attraverso il sentire l’Amore, si realizza il progetto enigmatico della esistenza.

Francesco e Chiara, trasvalutano il corpo e si vivono con i mezzi del corpo, in anima. Il guardarsi è il donarsi luce e scrutare l’uno l’essenza dell’altra, amore che non ha inizio né fine, ma comprensione e accoglienza dell’esserci.

Francesco lascia, non dimentica,  ed inizia pietra su pietra a restaurare la propria anima, com-prende il valore del donar-si e dell’accoglienza.

La scoperta dell”Essenziale necessario per vivere, la collaborazione con chi ha lasciato tutto, ed il prosieguo amoroso con Chiara, fa sì che Francesco, affacciandosi dalla vetta della vita, si accorga che tutto fluisce, ma con gli occhi dell’Amore, e straripa la gratitudine verso il Divino per la preziosità di tutti gli elementi donati.

Quanti Francesco? Quanti Chiara? Il mondo potrebbe cambiare se iniziassimo a considerarci Schegge divine, completate dalle note di quella “follia” tanto declamata oggi, altro non è se non Amare…”

1- Qohèlet : participio femminile dall’Ebraico Antico. Il significato corrisponde a “colei che accoglie” o adunanza.

L’immagine in evidenza è gentilmente concessa da Theo Jhon.

 

4 ottobre, San Francesco d’Assisi.

«Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e ‘honore et onne benedictione.

Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore,de te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.

Beati quelli che ‘l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali;

beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male.

Laudate et benedicete mi’ Signore’ et ringratiate et serviateli cum grande humilitate»

«Altissimo, Onnipotente Buon Signore, tue sono le lodi, la gloria, l’onore e ogni benedizione.

A te solo, Altissimo, si addicono e nessun uomo è degno di menzionarti.

Lodato sii, mio Signore, insieme a tutte le creature, specialmente il fratello sole, il quale è la luce del giorno, e tu tramite lui ci illumini. E lui è bello e raggiante con un grande splendore: simboleggia Altissimo la tua importanza.

Lodato sii o mio Signore, per sorella luna e le stelle: in cielo le hai formate, chiare preziose e belle.

Lodato sii, mio Signore, per fratello vento, e per l’aria e per il cielo; quello nuvoloso e quello sereno, ogni tempo tramite il quale alle creature dai sostentamento.

Lodato sii mio Signore, per sorella acqua, la quale è molto utile e umile, preziosa e pura.

Lodato sii mio Signore, per fratello fuoco, attraverso il quale illumini la notte. È bello, giocondo, robusto e forte.

Lodato sii mio Signore, per nostra sorella madre terra, la quale ci dà nutrimento e ci mantiene: produce diversi frutti variopinti, con fiori ed erba.

Lodato sii mio Signore, per quelli che perdonano in nome del tuo amore, e sopportano malattie e sofferenze.

Beati quelli che sopporteranno ciò serenamente, perché saranno premiati.

Lodato sii mio Signore per la nostra morte corporale, dalla quale nessun essere umano può scappare, guai a quelli che moriranno mentre sono in situazione di peccato mortale.

Beati quelli che la troveranno mentre stanno rispettando le tue volontà. La seconda morte, non farà loro alcun male.

Lodate e benedite il mio Signore, ringraziatelo e servitelo con grande umiltà.»

San Francesco d’Assisi, Cantico delle Creature – 1226 circa.

 

foto dal web.