Francesco, il Divino, l’Amore. Riflessioni di Bartolomeo Di Giovanni (Theo Jhon#Scalzo44).

Vi proponiamo, qui, le riflessioni di Theo Jhon#Scalzo44 su Francesco d’Assisi, sul significato dell’Amore, sul rapporto con il Divino e molto altro ancora.

Un dono per tutti gli amici di questo Cafe, da parte di un Autore, già nostro ospite, che apprezziamo molto.

Grazie a Bartolomeo Di Giovanni.

“In Francesco ritrovo il compimento dell’Amore, della coscienza libera che, dopo il passaggio nel mondo della materia, lo ha trasvalutato senza passare dalla analisi, ma attraverso prove dicotomiche, dove ha prevalso l’essenza dell’uomo.

Per cosa è stato creato l’uomo?

Non potremmo arrivarci, se non attraverso finestre che si aprono nel petto per mezzo di sassi che si scagliano con violenza. L’uomo potrebbe trascendere, oltrepassare tutto ciò che si affretta a costituirsi come momento di estasi ma si conclude con il vuoto nel vuoto.

Francesco passa dalla ricchezza materiale alla ricchezza dello spirito grazie al sentimento che percepisce e che non potrà spiegare se non con le lodi verso la meraviglia della natura.

Francesco è la storia compiuta del Qohèlet (1) insieme al Cantico dei Cantici biblico. Da un lato, la saggezza, la consapevolezza che “Tutto è vanità” e “c’è un tempo per ogni cosa”, che tutto sembra essere inutile, ma dobbiamo chiederci se Qohèlet sia “pessimista”, “realista” oppure un uomo disilluso…

Assolutamente è altro. Francesco comprende che esiste una legge (Dio) imprescindibile dalle “scelte umane”, dal volere dell’uomo che è sempre in corsa, ma tutto è fumo, il vero senso è la percezione interiore del divino, ecco realizzarsi dopo tante peripezie la conquista o, per dire meglio, la presa di coscienza dell’Amore eterno, che inizia qui sulla terra per continuare aldilà della vita.

Oltre la vita, ha un senso Dio?

Oltre la vita sicuramente, scientificamente parlando, ci si trasforma, non sappiamo di un Regno se non lo sperimentiamo prima nel nostro Microcosmo, riflesso Macrocosmico.

Sulamita ed il suo Amato si riconoscono come due enti che reciprocamente si respirano. Quindi, attraverso la presa di coscienza che la vita senza Grazia è nulla, attraverso il sentire l’Amore, si realizza il progetto enigmatico della esistenza.

Francesco e Chiara, trasvalutano il corpo e si vivono con i mezzi del corpo, in anima. Il guardarsi è il donarsi luce e scrutare l’uno l’essenza dell’altra, amore che non ha inizio né fine, ma comprensione e accoglienza dell’esserci.

Francesco lascia, non dimentica,  ed inizia pietra su pietra a restaurare la propria anima, com-prende il valore del donar-si e dell’accoglienza.

La scoperta dell”Essenziale necessario per vivere, la collaborazione con chi ha lasciato tutto, ed il prosieguo amoroso con Chiara, fa sì che Francesco, affacciandosi dalla vetta della vita, si accorga che tutto fluisce, ma con gli occhi dell’Amore, e straripa la gratitudine verso il Divino per la preziosità di tutti gli elementi donati.

Quanti Francesco? Quanti Chiara? Il mondo potrebbe cambiare se iniziassimo a considerarci Schegge divine, completate dalle note di quella “follia” tanto declamata oggi, altro non è se non Amare…”

1- Qohèlet : participio femminile dall’Ebraico Antico. Il significato corrisponde a “colei che accoglie” o adunanza.

L’immagine in evidenza è gentilmente concessa da Theo Jhon.

 

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