A proposito di Peter Pan.

Non tutti sanno che il  personaggio nato dalla penna di J. Barrie è molto lontano dall’immagine dello scanzonato adolescente che disegna Walt Disney per il suo cartoon.

Peter Pan è, in realtà, una figura  negativa e straziante, dalla psicologia molto complessa, frutto anche delle tristi vicende personali  che il suo creatore visse  durante l’infanzia.

Sir. James Barrie aveva un fratello maggiore, di nome David che , all’età di quattordici anni, morì in tragiche circostanze, ovvero, a causa di un incidente di pattinaggio sul ghiaccio. Questa perdita fu così devastante per sua madre, da farla chiudere in un muto silenzio. Il piccolo James che, all’epoca della morte del fratello aveva circa sei anni, decise che avrebbe aiutato sua madre in tutti i modi, cercando di trovare la soluzione ad un problema di adulti, alla maniera di un bambino di sei anni, ovvero pensò di prendere le sembianze del defunto David. James indossava i vestiti di David, fischiettava alla sua maniera e, così facendo, probabilmente, avrebbe rinunciato alla sua stessa identità, decidendo di non crescere più come se stesso ma come il fratello morto.

L’infanzia negata, oltre che perduta, è proprio la simbologia che cela il personaggio di Peter Pan, un bimbo che non vuole, o meglio non può crescere , perché sarebbe morto prima ancora di diventare reale.

Il libro è , in effetti, molto commovente ed io l’ho letto in una versione molto datata, donata alla nostra piccola biblioteca di quartiere, circa due anni fa, tradotta splendidamente da  Milli Dandolo.

Grazie a questo libro ho anche capito quanto una buona traduzione sia necessaria per poter amare ed appassionarsi ad un autore straniero .

 

Marianna De Stefano

 

 

 

 

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Tutto è iniziato così…

Sono davvero emozionata nello scrivere questo primo articolo e , se rivedo la foto qui sopra , lo sono ancora di più.

Due anni fa mi sono decisa a far costruire dal mio amico falegname una “casetta dei libri”. Volevo  realizzarne una dovrei avrei messo un po’ di libri a disposizione di chi avesse avuto il piacere di leggerli. Ho organizzato una piccola festa, chiamato un po’ di amici, che hanno portato altri amici, preparato qualcosa da mangiare e quello che ne è venuto fuori è andato oltre ogni migliore aspettativa.

Questa casetta, insomma, questa “Little Free Library”, è stata accolta con così tanto piacere da divenire, in due anni , un piccolo presidio di cultura di quartiere, fatta di persone, non necessariamente residenti alla via Aliperti, libri, tantissimi, scambio e condivisione di idee, ed iniziative legate alla lettura e molto altro.

L’idea, che non è mia, ma dei nostri “cugini” statunitensi, i primi inventori delle Little Free Libraries , è così piaciuta che, oggi, un territorio che non ne conosceva l’esistenza, ne può contare quattro!

Ora, questo cafe, a disposizione di chi abbia il piacere di condividere informazioni, lavori, idee, iniziative, recensioni di libri, film, notizie sull’editoria….tutto ciò sia cultura.

A volte, per realizzare qualcosa di bello, bisogna semplicemente  provare, e non avere paura di fallire. Questa è la lezione imparata da un adolescente, al quale ultimamente mi accompagno spesso . “Se credi di poter volare, ci riuscirai!”, diceva Peter Pan  ad una Wandy incredula circa la possibilità di riuscire a volare come lui.

Sir J. Barrie non me ne voglia se l’ho tirato in ballo così maldestramente, ma il suo capolavoro, che ho letto solo in età “matura” grazie ad uno sconosciuto amico che lo ha lasciato nella nostra piccola biblioteca di quartiere, è stato per me illuminante per molte ragioni , una per tutte: sotto un universo di stratificazioni accumulatesi in anni, vive, a profondità ancestrali, l’essenza di noi stessi ed lì che dobbiamo andare il più spesso possibile per stare bene con noi stessi e con gli altri.

Mi sono messa, allora, sulle tracce di Peter, partendo dai luoghi in cui era stato avvistato, in cui è cresciuto, ove si è smarrito: i meravigliosi giardini di Kensington!

Ho tolto le mie belle scarpette, che qualcuno ha detto essere uguali a quelle di Doroty (!!!), su quei prati verdi che solo in Inghilterra puoi trovare;  ho percorso sentieri tenendo in mano  il disegno di una vecchia mappa, mostrandolo nel mio inglese stentato, molto stentato, a pazienti passanti che mi indicavano di volta in volta la strada, ma non l’avrei trovato se accanto a me non avessi avuto un altro bambino a farmi da guida.

E’ stato lui che, alla fine, mi ha indicato Peter, perchè quando ti metti in  viaggio in territori che non conosci, o meglio in cui manchi da una vita, hai bisogno di una guida pratica del posto. Per fortuna, io l’avevo.

E allora?

E allora si vola. E non si scende più.

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