Francesco, il Divino, l’Amore. Riflessioni di Bartolomeo Di Giovanni (Theo Jhon#Scalzo44).

Vi proponiamo, qui, le riflessioni di Theo Jhon#Scalzo44 su Francesco d’Assisi, sul significato dell’Amore, sul rapporto con il Divino e molto altro ancora.

Un dono per tutti gli amici di questo Cafe, da parte di un Autore, già nostro ospite, che apprezziamo molto.

Grazie a Bartolomeo Di Giovanni.

“In Francesco ritrovo il compimento dell’Amore, della coscienza libera che, dopo il passaggio nel mondo della materia, lo ha trasvalutato senza passare dalla analisi, ma attraverso prove dicotomiche, dove ha prevalso l’essenza dell’uomo.

Per cosa è stato creato l’uomo?

Non potremmo arrivarci, se non attraverso finestre che si aprono nel petto per mezzo di sassi che si scagliano con violenza. L’uomo potrebbe trascendere, oltrepassare tutto ciò che si affretta a costituirsi come momento di estasi ma si conclude con il vuoto nel vuoto.

Francesco passa dalla ricchezza materiale alla ricchezza dello spirito grazie al sentimento che percepisce e che non potrà spiegare se non con le lodi verso la meraviglia della natura.

Francesco è la storia compiuta del Qohèlet (1) insieme al Cantico dei Cantici biblico. Da un lato, la saggezza, la consapevolezza che “Tutto è vanità” e “c’è un tempo per ogni cosa”, che tutto sembra essere inutile, ma dobbiamo chiederci se Qohèlet sia “pessimista”, “realista” oppure un uomo disilluso…

Assolutamente è altro. Francesco comprende che esiste una legge (Dio) imprescindibile dalle “scelte umane”, dal volere dell’uomo che è sempre in corsa, ma tutto è fumo, il vero senso è la percezione interiore del divino, ecco realizzarsi dopo tante peripezie la conquista o, per dire meglio, la presa di coscienza dell’Amore eterno, che inizia qui sulla terra per continuare aldilà della vita.

Oltre la vita, ha un senso Dio?

Oltre la vita sicuramente, scientificamente parlando, ci si trasforma, non sappiamo di un Regno se non lo sperimentiamo prima nel nostro Microcosmo, riflesso Macrocosmico.

Sulamita ed il suo Amato si riconoscono come due enti che reciprocamente si respirano. Quindi, attraverso la presa di coscienza che la vita senza Grazia è nulla, attraverso il sentire l’Amore, si realizza il progetto enigmatico della esistenza.

Francesco e Chiara, trasvalutano il corpo e si vivono con i mezzi del corpo, in anima. Il guardarsi è il donarsi luce e scrutare l’uno l’essenza dell’altra, amore che non ha inizio né fine, ma comprensione e accoglienza dell’esserci.

Francesco lascia, non dimentica,  ed inizia pietra su pietra a restaurare la propria anima, com-prende il valore del donar-si e dell’accoglienza.

La scoperta dell”Essenziale necessario per vivere, la collaborazione con chi ha lasciato tutto, ed il prosieguo amoroso con Chiara, fa sì che Francesco, affacciandosi dalla vetta della vita, si accorga che tutto fluisce, ma con gli occhi dell’Amore, e straripa la gratitudine verso il Divino per la preziosità di tutti gli elementi donati.

Quanti Francesco? Quanti Chiara? Il mondo potrebbe cambiare se iniziassimo a considerarci Schegge divine, completate dalle note di quella “follia” tanto declamata oggi, altro non è se non Amare…”

1- Qohèlet : participio femminile dall’Ebraico Antico. Il significato corrisponde a “colei che accoglie” o adunanza.

L’immagine in evidenza è gentilmente concessa da Theo Jhon.

 

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Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare.

I PASTORI, Gabriele D’Annunzio. (da Alcyone, 1903)

Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natia
rimanga ne’ cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh’esso il litoral cammina
La greggia. Senza mutamento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquìo, calpestìo, dolci romori.

Ah perché non son io co’ miei pastori?

SENZA TITOLO. di Nino Velotti

Avessi un peso tale da volare/

Nel cielo grazie a qualche palloncino,/

Fosse il mio cuore lieve, da bambino,/

Da andare in verticale fino al mare.

Nino Velotti  scrive per il dipinto “SENZA TITOLO” di Maria Bifulco.

 

 

Nino Velotti, poeta e musicista, vive e lavora in provincia di Napoli. Laureatosi in Filosofia, docente di Lettere, ha esordito giovanissimo con la raccolta di versi Giardino di Pésah , 1991 (testi scelti da Dario Bellezza, Premio “Nuove Lettere” e Selezione Premio “Montale” 1992); sempre di poesia ha pubblicato Quadernetto d’Amore (Il Laboratorio/Le Edizioni, Napoli 1998), mentre di narrativa Pinocchio 2000 (Fabbri Editori, Milano 1995) e La T- shirt bianca e altri racconti (Mondadori Education, Firenze 2003).

Nel gennaio 2017 pubblica Sonetti per Immagini- Poesie (La Vita Felice, Milano).

Cresciuto in una famiglia di musicisti e vincitore di vari premi con i testi delle sue canzoni, suona le tastiere e fa parte del duo pop-sperimentale Hueco, che ha all’attivo due album. Nel 2013 ha pubblicato un disco proprio, Incanti e disincanti.

 

Fare Poesia. Lo racconta Theo Jhon.

Che cos’è la poesia? Oggi lo chiedo a Theo Jhon Scalzo44.

Bartolomeo Di Giovanni, ovvero Theo Jhon Scalzo44,  è autore di molte poesie. Fresco di stampa il suo ultimo lavoro “Fotosintesi Itinerante”, edito da Rupe Mutevole, che non vedo l’ora di leggere per potervene raccontare .

Vi anticipo che per Theo Jhon, il poeta non guarda il mondo dall’alto, sospeso nell’iperuranio, giudicando le nostre miserie o le nostre virtù, non dispensa lezioni, ma è, innanzitutto, “scalzo” perchè decide di camminare a piedi nudi sulla terra, dalla quale ricava la sua linfa vitale, produttrice di versi.

Il poeta è  di fianco a noi su questa terra, vive le nostre stesse vite, sente le nostre anime dal profondo, oltre a mostrarci la sua, e ci invita alla riflessione, perchè ognuno di noi sia pienamente cosciente della direzione che imbocca con le proprie scelte.

Il percorso del poeta che cammina a piedi nudi sulla terra, talvolta, è arduo perchè imprevedibili sono gli ostacoli che possono frapporsi procedendo e, a quel punto, saranno lacrime , ma la terra si sa, non è mai uniforme troppo a lungo nella sua consistenza e del resto, dopo il pianto, l’anima si fa più lieve, e sarà più facile sorridere, cogliere l’eternità dei singoli avvenimenti, oltre ogni piccolezza che si ripete nel quotidiano di ognuno.

Che cos’è la poesia, allora?

“La Poesia é creare.
Creare dal nulla? Non so, posso dire che é una forza che esplode improvvisamente, poetare é sì creare, ma é anche una forma di devozione verso la vita.
Attraverso i versi il poeta evoca qualcosa, uno stato d’animo, un momento particolare, é dare voce a ciò che non scompare mai.
Il poeta non può dimenticare, primo perché ogni essere umano ha una memoria, un archivio dove continuamente registra tutto, poi dimenticare significa condannare sé stessi ad uno sforzo che non può mai diventare atto.
Dobbiamo dimenticare la nostra storia?
Dobbiamo dimenticare i dolori e le gioie?
La Bellezza della poesia é saper cantare la vita in ogni suo aspetto.
Poetare significa eternizzare, andare oltre le corse spasmodiche del quotidiano, significa scardinare dal tempo e dallo spazio la successione ciclica del tempo.
Forse é possibile “dimenticare”, ma non é il mestiere del poeta.”.
TheoJohn.

fotosintesi itinerante

Viviana Hutter. Creatività e passione.

La prima intervista a Viviana Hutter, autrice di libri, laboratori , giochi tutti dedicati all’infanzia.

Viviana ed io ci siamo conosciute un anno fa. Sorridente, comunicativa, piacevolissima mentre si occupava di coinvolgere alcuni bambini in uno dei suoi laboratori.

La contatto per chiederle di poter pubblicare una sua filastrocca “Io e te, Mamma”, perchè le sue filastrocche mi colpiscono sermpre. Ognuna, per motivi tutti diversi, mi arriva dritta al cuore. Non si fa pregare Viviana, mi invia la sua filastrocca ed accetta di farsi intervistare, con entusiasmo, con allegria, senza giudizi o pregiudizi.

Inizia così il mio viaggio nel mondo di Viviana Hutter che mi porta in tanti luoghi tutti diversi e qualcuno , per me, anche sconosciuto!

Sì, perchè, se io penso ad una scrittrice,  la associo a un mondo non proprio attualissimo, immagino che abbia studiato solo lingue antiche al punto da essere ritenute morte, che scriva solo a penna, che  parli  un linguaggio desueto, insomma, la inquadro in un contesto a me familiare!

Invece Viviana proviene dal mondo del…..web! E mi fa capire che è stata propio la sua prima passione e che ancora lo è.

Mi racconta che quando iniziò a lavorarci, come giornalista free lance e a scrivere su blog che trattavano di viaggi , si appassionò moltissimo. Mi spiega, però, che questo è un settore che oggi è molto cambiato , soprattutto perchè un tempo era regolato da più passione di quanta se ne possa scovare attualmente.

C’è una costante che ricavo nel parlare con Viviana, è che la sua creatività, ad un certo punto nella sua vita, diventa un’ esigenza, perchè, come mi sottolinea lei, esprimersi è una vera imprescindibile condizione esistenziale. Senza libera espressione di sè non può esserci vita sana per nessuno, nè per gli adulti, e soprattutto non per i bambini.

Viviana, dal tuo profilo facebook apprendo che ti occupi di una quantità infinita di attività, sebbene tutte dedicate al mondo dell’infanzia. Hai una formazione di studi ed esperienze moto variegate che vanno dalla laurea in Turism Menagment, ad un Corso in Scrittura Creativa e Design, passando per la Direzione Tecnica di Agenzia di viaggi, fino ad arrivare ad un Master in Social Media e Digital Marketing. Oggi scrittrice per l’infanzia, autrice di libri ed articoli, storyteller, blogger, ideatrice di laboratori per bambini, che stanno riscuotendo molto successo anche nelle scuole, e in più hai realizzato una linea di giochi “Tante Storie”. Tantissime le tue collaborazioni……Come riesci a tenere tutto insieme?

Il collante è la passione. Ne metto sempre in quello che faccio, soprattutto da quando sono mamma. Provengo dal mondo delle aziende, un settore che ho sperimentato essere ancora guidato da logiche maschiliste. Quando aspettavo i miei bambini, sono stata fortemente penalizzata dal mio stato interessante, messa da parte, illusa con false promesse.

Così, stufa, di sentirmi mortificata nelle aspettative lavorative, ho deciso di riprendermi il mio tempo, il mio lavoro e ricominciare da un’altra parte: dai miei figli.

Ho iniziato a proporre i miei laboratori proprio partendo dalle scuole che frequentavano i miei bambini per poi andare oltre.

Ho visto tue foto presso il Consolato Italiano a Londra, a Dortmund, a Basilea. Che ci facevi lì?

Ho proposto i miei laboratori di scrittura creativa a bambini italofoni  all’estero. E’ un progetto che ho intrapreso più di un anno fa, ha richiesto tempo, ovviamente, impegno, anche economico, ma mi ha regalato moltissime soddisfazioni, non solo tra i bambini, ma anche da parte dei genitori.

E’ stato davvero bello vedere tutti questi bambini in un contesto eccezionalmente informale, come quello del Consolato: seduti a terra, liberi di esprimersi in lingua madre. Davvero unica come esperienza!

Ho immaginato di applicare “al contrario”  il mio corso di Scrittura creativa che feci in Canada anni fa, e il risultato è stato davvero soddisfacente.

Sono arrivata nei diversi Paesi coinvolti da questo mio progetto, con tutta la famiglia, perchè non mi piace separarmi per tanti giorni soprattutto dai miei figli, anche a costo di spendere soldi miei.

Questa è una scelta importante, perchè fa capire il ruolo che il lavoro occupa nella tua vita. Non deve creare distanze tra te ed i tuoi figli, piuttosto, accrescere il rapporto che hai con loro ed arricchirlo. E’ un bel ribaltamento della cultura del lavoro aziendale, in cui la lavoratrice madre, affermata, che porta risultati, si guarda bene dal comunicare che la famiglia è un valore aggiunto e non certo un punto in meno.

 Tornando al tuo brand di giochi, ai laboratori, sembrano tutti pensati per creare dei momenti di condivisione tra coetanei, ma anche tra genitori e figli. Quanto è importante la condivisione, anche di se stessi, nel percorso di crescita di ogni bambino?

Condividere è molto importante, perchè crea spazi di conoscenza reciproca, di sicurezza e di accoglimento. Io conduco una vera battaglia per riacquisire spazi e tempi di condivisione soprattutto all’interno delle famiglie. Purtroppo telefonini, tablet ed altri strumenti di tecnologia rendono tutti sempre più soli, benchè sempre più connessi ad un mondo inesistente, scollegati dal loro “qui ed ora”.  La tecnologia, il web nascono per metterci in comunicazione gli uni con gli altri, non per isolarci in una bolla di vuoto. Il web è una porta formidabile sull’informazione, ma va utilizzato con intelligenza, mai lasciare i bambini soli davanti a pc o tablet, ma essere presenti e stimolare un dialogo sui segnali che ricevono da questi strumenti, come anche dalla TV.

Condivisione di sè, poi,  equivale ad esprimere le proprie emozioni, anche quelle negative. Credo che alla base di ogni fenomeno di violenza, che si esprima nelle forme più varie, dal bullismo a scuola, ad atti di vilenza fisica vera e propria, ci siano stati d’animo negativi, a volte patologici,  che non trovano il giusto canale di espressione. 

Un tuo articolo parla di “Lentezza” come diritto che va riconosciuto a ciascun bambino. Perchè?

Perchè i bambini hanno diritto a crescere in un tempo lento, che lasci loro lo spazio per crescere con calma. Hanno diritto a non essere stimolati eccessivamente, a non crescere prima del dovuto, ad avere tempo libero per trascorrere la giornata come meglio credono. I bambini sanno esattamente come impiegare il tempo che hanno a disposizione. E’ un errore farli vivere perennemente di corsa tra mille attività, come se fossero un contenitore da riempire.

Hai scritto che dai bambini si imparano le emozioni. Come possiamo riuscirci?

Semplicemente ascoltandoli. Prestando attenzione a ciò che vogliono comunicarci, anche solo attraverso un disegno, uno sguardo. Con i miei laboratori ho potuto aprirmi ad un mondo fatto di emozioni che non percepiamo. I bambini mi hanno insegnato a leggere tra le righe, ad essere sinceri con se stessi e con gli altri. Gli adulti perdono questa capacità, fingono il più che possono.  Esprimersi, però, è necessario per la vita stessa.

Che cos’è il “potere liberatorio delle filastrocche”?

E’ la capacità di liberare le proprie emozioni che possono avere le filastrocche!

Più il ritmo della filastrocca sarà sostenuto, più essa riuscirà a farti liberare delle emozioni più forti.  Ho potuto sperimentarlo durante un laboratorio di scrittura creativa in una scuola elementare. In una classe c’erano delle profonde conflittualità tra gli alunni e mi inventai una “battaglia di filastrocche”, attraverso le quali, senza invettive, i ragazzi avrebbero dovuto  dirsi tutto ciò pensavano gli uni agli altri. Il risultato in termini di liberazione è stato sorprendente!

Ho appena pubblicato la tua filastrocca “Io e te, Mamma.”. Che augurio fai a tutte le mamme?

Auguro loro  di guardare e vedere i propri figli. Auguro di vedere le stelle insiemme a loro quando viene sera. Di essere presenti di fronte alle loro emozioni.

Che progetti hai per il tuo futuro, Viviana?

Mi piacerebbe sviluppare la linea dei giochi, portare in giro e far conoscere il Labirinto delle Emozioni, far capire che esprimersi è fondamentale . E poi, mi piacerebbe anche dedicare attenzione alle mamme, perchè dietro un bambino infelice c’è sempre una mamma che vive una difficoltà, perciò vorrei che anche le mamme capissero che esprimere se stesse, le proprie emozioni, anche quelle più negative, sia fondamentale per la crescita stessa dei propri figli.

Viviana ed io ci salutiamo. Lei mi ringrazia, mi dà qualche buon consiglio per il blog, ma sono io a doverla ringraziare tanto  per averci creduto. Per avermi creduta.

Non vedo l’ora di scrivere ancora di lei.

 

Lettura e salute. di Alessio Sandalo

Lèggere fa bene. Oltre ad aumentare le conoscenze e la nostra cultura, le ricerche ci dicono che chi legge accresce le abilità di comprensione del testo, mantiene le funzioni cognitive di memoria, concentrazione e attenzione, logica e ragionamento.

I libri insegnano a comprendere il mondo intorno a noi, ad approfondire, a riflettere, a pensare. Propongono la calma, la temperanza. Le emozioni, attraverso la lettura, si esprimono con maggiore consapevolezza, poiché le storie permettono di accedere alla sfera, più ricca, dei sentimenti, ad una più matura e sensibile percezione dei vissuti. L’empatia, ovvero la capacità di sentire l’emotività dell’altro, cosa (e come) sta provando un individuo, un personaggio, è altresì una caratteristica dei buoni lettori, che hanno maggiori chances di fare esperienza del mondo interno altrui. Inoltre, la pagina sollecita una creatività personale, nell’immaginazione, nell’illustrare nella nostra mente i protagonisti, le vicende delle storie che contiene. A differenza infatti delle fiction della televisione, del cinema, i libri lasciano ai lettori la libertà di costruire le proprie immagini, con gradualità, con i propri tempi. Lasciarsi andare all’immaginazione, all’astrazione, ha il potere di sospendere l’esperienza del momento presente e trasportarci in altri mondi, di distanziarci (sollevarci, alleviare la sofferenza) dalla realtà del quotidiano, senza perdere il contatto con essa.
A livello psicologico, dunque, la lettura è un’attività potenzialmente molto ricca di benefìci, a breve e a lungo termine. Le specifiche qualità della lettura, ne fanno una tra le più efficaci risorse di promozione della salute, di benessere.
Anche sul versante della cura, vediamo crescere diverse realtà di sperimentazione, accomunate dall’approccio ormai decennale della libroterapia. Sappiamo da molto tempo, infatti, che non solo lèggere ci mantiene sani meglio e più a lungo; lèggere aiuta a guarire, facilita il processo di autocura.

– LA LETTURA CONDIVISA
I positivi effetti della lettura individuale, si ritrovano, moltiplicati, in contesti in cui la lettura è condivisa. In rete, su internet, si trovano dei portali, come Goodreads, Anoobi, specializzati nel fare incontrare i lettori e le loro scelte di lettura. Sono spazi virtuali, arene dove a volte si accendono dibattiti anche animati sui libri più letti, più venduti, gli scrittori più amati del momento. Personalmente trovo questi siti internet interessanti se gestiti nel rispetto delle diverse posizioni e con criteri di moderazione. Il vero incontro, dal vivo, tra lettori, ha tuttavia un’enorme valore aggiunto: la relazione!

E’ la relazione a restituirci il benessere e il piacere dello stare insieme. I gruppi di lettura sono realtà sociali, più o meno spontanee, in cui la passione individuale della lettura trova una condivisione, un confronto, un volano di idee e creatività.

Essi possono essere l’espressione di una biblioteca pubblica, oppure dell’iniziativa libera di uno o più cittadini. Con l’insieme dei suoi rituali, la storia del gruppo si ricostruisce e si fortifica ad ogni appuntamento. Esistono moltissimi tipi di gruppi di lettura, anche sullo stesso territorio di quartiere, paese, città.

La loro eterogeneità si esplicita nelle diverse scelte di organizzazione e obiettivi e serve a darci una panoramica delle tante possibilità e forme, del pluralismo in cui “leggere insieme”: Le differenze, la ricchezza, la bellezza dei gruppi coprono svariate aree d’azione, tutte degne di attenta valutazione e considerazione (un gruppo di lettura non si improvvisa): – accoglienza dei partecipanti/promozione pubblicità del gruppo (scelta del nome, identità) – comunicazione interna/esterna, utilizzo dei social (pagina facebook, whatsapp, blog … ) – apertura/chiusura all’esterno (essere o no in rete con altri gruppi, collaborare con istituzioni, manifestazioni culturali); partecipare a iniziative pubbliche di promozione della lettura – selezione dei partecipanti (numero minimo-massimo, fascia di età, sesso, preferenze) – luoghi dove lèggere (la sede, un posto fisso o, di volta in volta, un luogo diverso) – gestione delle dinamiche di gruppo, lavoro con le persone: coordinamento, leadership, democrazia interna, divisione dei compiti, regole – strumenti operativi: foundraising, autofinanziamento, forma di associazione (gruppo spontaneo, associazione di volontariato, affiliazione a realtà collettive, etc… ), – frequenza/orari durata degli incontri (calendario a breve/lungo termine), ciclo di vita gruppo – scelta dei testi/contenuti da lèggere – eventuale gestione di una biblioteca condivisa – modalità artistico-espressive della lettura (performances quali video cortometraggi, readings, letture-concerto, riduzioni teatrali/monologhi di brani scelti, mostre d’arte a tema letterario) – contaminazioni/eterogeneità di narrazioni (films, piccoli concerti, ospitare artisti, studiosi).

– SCELTE DI PROMOZIONE DELLA SALUTE.
Come abbiamo visto, sono davvero svariate le modalità, “i come e i perché” si sceglie di incontrarsi tra lettori. In particolare, alcune scelte, più di altre, possono essere considerate facilitanti nella promozione della salute e del benessere. Ad esempio: – i gruppi che facilitano l’inclusione sociale.

Esistono fasce di popolazione a rischio emarginazione, dentro un disagio non riconosciuto, nascosto, persone non viste. I gruppi di lettura possono scegliere di essere aperti, inclusivi, ovvero accettare (e accogliere!) al loro interno anche i non-lettori (che poi sono da considerarsi potenziali nuovi lettori), attraverso proposte pluraliste, eterogenee, momenti di festa, di cena condivisa, appuntamenti leggeri, senza obbligo di lettura, dove sperimentare l’ascolto (senza giudizio), la partecipazione, il divertimento. Si sta insieme senza giudicare, senza esibizionismo, nello spirito del dono.

Questi gruppi vivono “i libri per le persone” e non “le persone per i libri”, il focus sono proprio “le persone al centro”, i libri sono strumenti per le buone relazioni tra persone. – i gruppi che incentivano la sostenibilità. Ci sono gruppi che utilizzano il riuso in ogni sua forma. Sono rispettosi dell’ambiente, degli oggetti e dei luoghi.

Nascono per valorizzare l’esistente, ricostruire e proteggere una biblioteca, (ma anche una memoria storica, un bene della comunità, riutilizzare uno spazio abbandonato, restaurare un’immobile, un mezzo di trasporto) ed offrire nuove dimensioni etiche di condivisione e lettura collettiva. – i gruppi che collaborano.

Ci sono gruppi che fanno rete, sono curiosi degli altri, apprezzano i progetti di scambio, i viaggi e le trasferte, vivono “con” tutta la filiera del libro e della lettura: librerie, scuole, comunità di cura (ospedali, case di riposo, centri diurni), scrittori, editori, biblioteche, festivals, fiere etc… – i gruppi flessibili Mi riferisco a realtà in grado di accogliere il cambiamento, pur mantenendo l’identità di presidio di salute. Sono contesti in cui le trasformazioni intercettano i bisogni e i desiderata dei partecipanti e dei possibili nuovi pubblici. Così come gli organismi viventi, un gruppo genera salute se esprime buona capacità di adattamento, di evoluzione, di trasformazione.

La flessibilità, la duttilità è segno di vitalità, energia, forza dei componenti. E’ una resilienza alla precarietà del mondo attuale. Per sopravvivere tutti, anche i gruppi, devono periodicamente reinventarsi senza snaturarsi. Darsi nuovi obiettivi e gratificarsi durante il percorso, percepire che si è parte di un processo, di un cammino che muove a nuovi incontri, attività, conoscenze. – leggere per gli altri. Questa caratteristica descrive l’inclinazione etica di un gruppo.

Molti gruppi di lettura scelgono di utilizzare lo strumento del volontariato per offrire le proprie letture a soggetti esterni al gruppo. Si costituisce dunque un gruppo di lettori volontari che periodicamente leggono ad alta voce ad altre persone, realizzando un gesto di generosità, solidarietà, dono, un atto di salutogenesi. Tali gruppi si riconoscono in un mandato di massima condivisione comunitaria della loro attività, svolgendo una vera e propria funzione di cura. Donando la propria voce, il lettore crea un legame speciale, una presenza di ascolto, non invadente, una relazione rispettosa delle differenze, accettante.

– LA LETTURA AD ALTA VOCE.
Oltre a lèggere in gruppo, lèggere ad alta voce costituisce un’altra formidabile opportunità di lettura condivisa, ad alto significato di salutogenesi. Similmente al canto, la nostra voce, prestata al racconto di una storia, di un testo scritto, è un canale di espressione delle emozioni eccezionale, rilassante e catartico.

Nella lettura ad alta voce, abbiamo un doppio esercizio di decentramento. Per prima cosa, diamo espressione ad una storia che non abbiamo scritto noi (e che non è stata scritta per essere letta ad alta voce). In secondo luogo, diamo voce e riadattiamo una storia in un modo che sia comprensibile (e godibile, piacevole) da chi ci ascolta, che è il vero protagonista della nostra lettura.

Il rispetto delle differenze tra noi, la pagina scritta e l’ascoltatore necessita quindi di buone abilità di adattamento. Non si tratta certo di un’operazione estetica (o solo estetica); i lettori di cui ci occupiamo non sono attori professionisti né hanno nozioni di dizione o lettura espressiva. Si vuole invece riflettere sul senso relazionale di una lettura ad alta voce. A differenza dei bambini, pochi adulti sono avvezzi ad ascoltare una lettura. Non vi sono contesti sociali in cui trovare queste letture, se non alle presentazioni di libri in libreria, spesso con esiti di profonda noia o addirittura fastidio.

Naturalmente, oltre a frequentare corsi appositi, a leggere ad alta voce si può apprendere con un esercizio costante e un’esperienza il più ampia possibile. Si impara leggendo a più persone diverse, testi più o meno brevi, con l’ottimismo che questo training ci fornirà le buone pratiche per leggere bene. Le vere e proprie tecniche di lettura sono riassumibili in poche essenziali regole: – rispetto per l’ascoltatore (non imporre mai nulla) – rispetto di tempi di lettura brevi (5-10 minuti), soprattutto quando siamo agli inizi. – Divertirsi, emozionarsi, se stessi e chi ascolta – sperimentare, giocare, mettersi in gioco, senza (pre)giudizio La voce è un indicatore straordinario della nostra salute. Ci dice se siamo tesi, tranquilli, riposati, stressati. Rivela, come una cartina da tornasole, il nostro stato di benessere/disagio, nelle molte o poche sfumature di tono, colore, timbro, nei ritmi e nelle pause.

Come la nostra immagine corporea, i suoni e le vocalizzazioni che emettiamo, possono facilitare o complicare l’incontro con l’altro. Se prendiamo consapevolezza di come utilizziamo la nostra voce, possiamo riconoscere anche negli altri i diversi stati emotivi, acquisiamo competenze di intelligenza emotiva, di empatia. La bellezza, ancora una volta, è la pluralità delle espressioni vocali, la versatilità con la quale raccontiamo le storie e le persone del nostro mondo.

Esprimere una pagina con una voce interessante, non è mai un atto esibizionistico, ma un bel modo di reinventare l’opera scritta. Ciò che è affascinante, è proprio la trasformazione del testo. Esso, letto ad alta voce, non sarà lo stesso che abbiamo letto in solitudine, rivive della nostra interpretazione, della nostra speciale sensibilità di lettori e di ascoltatori. Inoltre, la lettura ad alta voce, se non è un audiolibro ma si compie dal vivo, viene a completarsi dalle azioni del paraverbale: espressioni del viso, gestualità, movimenti del corpo sul posto e nello spazio, che il lettore, più o meno consapevolmente ci dona.

La relazione e le letture ad alta voce vivono di questi particolari segnali e commenti, e creano delle performances irripetibili, poiché il risultato sarà lo stato d’animo creato, non solo da quella pagina, da quel racconto, ma da quella voce in quel momento preciso di tempo di vita, dato dall’incontro tra quelle due, uniche persone, il lettore e l’ascoltatore (o tra diversi lettori e gli ascoltatori, il pubblico).

 

Alessio SandaloPsicologo psicoterapeuta, formatore, speaker. Si occupa della promozione della salute e di Libroterapia attraverso la lettura in progetti psico-sociali sul territorio. Studia il fenomeno dei gruppi di lettura e ne cura la progettazione e nascita in collaborazione con AIB Associazione Bibliotecari Italiani. Legge ad alta voce e conduce su Radio Beckwith la trasmissione “Ciak, si legge”. Ha studiato teatro e uso della voce con Ezio Bosso, Guido Castiglia e Federico Vallillo. Recentemente si è formato con Pietro Tartamella, con Elena Zegna e il progetto “Nati per Lèggere”. Ha collaborato con varie compagnie partecipando a spettacoli e reading letterari, performances collettive. Ha collaborato con Federico Batini creando e coordinando il Circolo “LaAV Letture ad Alta Voce” di Torino. Ha realizzato letture-concerto in Piemonte per le Biblioteche Civiche Comunali di Torino, l’Associazione Immagine per il Piemonte, SBAM Servizio Bibliotecario Area Metropolitana. Insegnante di lettura espressiva, lettura ad alta voce. Legge in occasione di presentazioni di libri e di Premiazioni letterarie (MI.To e altri…)